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Alimentos e bebidas - Curso HACCP

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Intro

  • Banda degli usurai, ''Mai ricevuto minacce per pagare i debiti''
    on fevereiro 19, 2020 at 5:58 am

    2020-02-19VITERBO - (b.b.) ''Angelo Paparozzi mi aveva prestato dei soldi, quando in passato mi sono trovata in difficoltà. A volte sono riuscita a restituirglieli secondo i termini stabiliti. Altre ho dovuto chiedere dei giorni in più. Alla sua morte, ho continuato a pagare il fratello Venturino per estinguere il debito. Ma Venturino non mi ha mai minacciato, né ha voluto più soldi rispetto a quelli che con Angelo avevamo pattuito''. A parlare in aula, come testimone, è una presunta vittima della ''banda dei canepinesi’’ che secondo la procura avrebbe messo in piedi un giro di prestiti a strozzo, stroncato nel 2010 con un maxi blitz della Guardia di Finanza che portò a tredici arresti. In quindici sono ad oggi alla sbarra per rispondere a vario titolo di usura e ricettazione: Alberto e Augusto Corso, Augusto Meloni, Americo Zappi, Venturino Paparozzi, Ferrero Ferri, Orazio Benedetti, Domenico Graniero, Salvatore Ricco, Zaira Chiricozzi, Sabina e Raffaele Graniero e Giuseppe Mastronicola. Chiamata a raccontare quanto già ripercorso di fronte al pubblico ministero una decina di anni fa, la presunta vittima però non ricorderebbe nulla dei toni forti e delle minacce con le quali uno degli imputati avrebbe preteso la restituzione dei soldi prestati, né di quanto a fronte di un prestito di circa 40mila euro avrebbe dovuto ridare. ''Ad Angelo, che ci ha lasciati ormai tredici anni fa, avevo dato dei gioielli di famiglia e degli assegni come parziale copertura del debito – ha spiegato – quando è venuto a mancare il fratello mi voleva addirittura dare indietro l’oro, sapendo quanto fosse importante per me. Non ha nemmeno voluto più soldi rispetto a quelli che dovevo ad Angelo''. Cifre che sarebbero state appuntate tutte all’interno di un’agendina con nomi e numeri. ''Non mi ha mai minacciato'' ha ribadito ieri in aula. Parole ben diverse da quelle usate nel 2010 durante un formale colloquio con il pm Paola Conti, quando la donna disse di essere stata minacciata, con toni forti, per ottenere l’immediata restituzione delle cifre. ''Se non avesse smesso, sarei stato costretto a denunciarlo'' avrebbe detto all’epoca riferendo anche di minacce rivolte al figlio e ai famigliari. Secondo la procura, i quindici imputati avrebbero messo in piedi un giro di usura approfittando della situazione di necessità economica di alcuni loro compaesani. A far scattare l’indagine la richiesta di aiuto da parte di un imprenditore oggi 60enne al quale, secondo i calcoli dei finanzieri, sarebbero stati chiesti interessi perfino del 18mila percento.

  • ''Acqua, Barelli con noi firmò un accordo. Ciambella invece fa chiacchiere da bar''
    on fevereiro 19, 2020 at 5:45 am

    2020-02-19VITERBO - (sim.lup.) - Consigliere Erbetti, la scorsa settimana lei ha votato no al documento che chiedeva di revocare l’aumento delle tariffe idriche approvato dal Comune in sede Ato, anche perché chi ha presentato quel testo, Luisa Ciambella, ''non si è mai speso, come esponente del Pd che governa la Regione e che ha guidato il Comune di Viterbo, a favore dell’acqua pubblica''. Dall’altro lato, sempre lei Erbetti, alle elezioni provinciali ha sostenuto un candidato civico che si presentava con una lista a forte trazione Pd, e per di più – afferma chi la critica - di quella parte del Partito democratico pro Talete. Non le sembra una contraddizione?''Con Giacomo Barelli c'era un accordo, scritto e firmato: nel caso in cui fosse stato eletto al consiglio provinciale, avrebbe portato avanti la battaglia del Movimento 5 Stelle a favore dell’acqua pubblica. Il fatto che, come candidato indipendente, si presentasse in una lista a trazione Pd per noi non rappresentava un ostacolo, ma quasi un’opportunità. Mi spiego: con un presidente della Provincia di quel partito ritenevamo che sarebbe stato più facile fare pressione dall'interno su certi temi a noi cari, come quello dell’acqua. Barelli si impegnava a portare avanti le nostre proposte anche nel caso in cui il suo gruppo fosse stato contrario. Quelle di Luisa Ciambella, invece, sono chiacchiere da bar che non portano da nessuna parte, non individuano una soluzione. E' la lezioncina di chi si vorrebbe presentare oggi come portatrice degli interessi dell’acqua pubblica, ma che per cinque anni, quando è stata vicesindaco di Viterbo, non ha mosso un dito per far sì che venisse fatta applicare la legge regionale numero 5, l’unico strumento per arrivare a una gestione pubblica del servizio idrico. Peggio: dal Comune, all’epoca della giunta Michelini, sempre con Ciambella vicesindaco, fu negata anche la possibilità di svolgere un referendum sulla Talete, come chiedevano i comitati”. Su cosa si basava questo accordo con Barelli di cui parla adesso?''Sui punti dell'odg che presentai in consiglio comunale a novembre, poi approvato all'unanimità con alcune integrazioni da parte degli altri gruppi: trasformazione di Talete da società di diritto privato a società di diritto pubblico; no all'ingresso dei privati; no a nuovi aumenti delle bollette; ritorno alle tariffe ante aumento gennaio 2019 qualora il prestito di 40 milioni di Arera a Talete non venga concesso entro il 31 dicembre 2020; messa in sicurezza dei conti della Talete; no ai distacchi nei casi di morosità non colpevole. Prima delle elezioni provinciali altri vennero a chiedere il nostro sostegno. Solo Barelli accettò di firmare un impegno scritto. Questa scelta mi è costata diverse critiche, sia dentro il Movimento che fuori. Anche da chi all’ultimo consiglio comunale, con la scusa di un’assemblea già programmata del proprio movimento, si è alzato e se ne è andato dal'aula prima che si votasse il documento presentato da Ciambella''. Lei invece ha dichiarato di votare no perché non ritiene valido il voto del Comune alla conferenza dei sindaci Ato e di conseguenza, dal suo punto di vista, non ci sarebbe nessun aumento da revocare. Non è un ragionamento po’ contorto?''Invece è tutto molto semplice: all’assemblea dell’Ato chi ha votato per conto del sindaco Arena non ne aveva i titoli, perché la delega a lui assegnata riguardava solo la successiva assemblea dei soci Talete. Per il Comune di Viterbo valeva la dichiarazione di voto di Giulio Marini (allontanatosi poi per problemi personali, ndr), contraria a ogni ipotesi di rincaro, se non, ha spiegato lui, a quell’1,4 per cento in più per il 2019 che andava a sommarsi agli aumenti già approvati nell’ambito di precedenti accordi. Sul caso ho presentato una interrogazione ed ho eseguito due accessi agli atti, ma nessuno mi ha ancora risposto. Arena ha parlato vagamente di una delega cumulativa. Che vuol dire? Per cercare di fare chiarezza una volta per tutte porterò preso in Consiglio un ordine del giorno. Se qualcuno ha votato senza una delega valida sarebbe un fatto grave, non si tratta di una semplice formalità. Scriverò anche al segretario comunale per capire, se fosse stato veramente così, quali contromisure adottare. Si tratterebbe di una situazione del tutto inedita, che va approfondita''. Lei ha criticato Ciambella anche perché nel suo documento non vengono nominati tra gli interlocutori del Comune i comitati per l’acqua pubblica…''La consigliera proponeva, tra l'altro, di istituire un tavolo solo con le associazioni dei consumatori. Sui comitati, che in questi mesi hanno raccolto più di 15mila firme in tutta la provincia, non ho trovato neanche mezza parola. Nessuna menzione neanche per quanto riguarda la regionale numero 5''. Ciambella in realtà ha poi risposto che il loro coinvolgimento è scontato, che non c’era bisogno di stare lì a specificarlo…''Siccome Ciambella si è presentata in Consiglio con una lezioncina di sei pagine, con tanto di tabelle colorate da distribuire ai giornalisti, mi sarei aspettato che fosse stata altrettanto attenta e precisa anche su questi aspetti. Ma ci sarebbe molto altro da aggiungere sulla proposta del capogruppo Pd''. Dica pure…''I punti a cui Ciambella arriva nelle conclusioni sono 4. Il primo chiede che vengano revocati gli aumenti perché all’assemblea Ato del 31 dicembre ‘non si possedevano tutti gli elementi per poter votare consapevolmente’. La consigliera in questo modo sembra offrire una via d’uscita al sindaco per toglierlo dall’imbarazzo di aver avallato i rincari, contravvenendo alle indicazioni che gli aveva fornito il consiglio. Ma il risultato che ottiene è grottesco: rischia di far passare Arena per lo scemo del villaggio. Quali altri elementi non si possedevano alla conferenza Ato? La questione era chiara sin dall’inizio. Mica si tratta di un contratto con il diritto di recesso''. Sia consiglieri dell’opposizione, vedi Serra, che della maggioranza (Bianchini, Marini, Micci), hanno affermato che la proposta di Ciambella condurrebbe al fallimento della Talete. Lei è d’accordo?''Sì. La consigliera punta il dito su una società che fa acqua da tutte le parti e che sicuramente è stata gestita male, senza indicare però una soluzione a questi problemi. Parla di un modello di gestione nuovo che non è contemplato dalle norme. L’unica via percorribile è l’applicazione della legge regionale numero 5, con il superamento dell’Ato e la definizione dei bacini idrografici per una gestione del servizio idrico più vicina al territorio e ai cittadini. Ciambella parla poi di costruire questo nuovo progetto insieme a sindaci ‘lungimiranti’? Ma costoro chi sarebbero? Cosa li contraddistingue? Di chi parla Ciambella? Ce lo spieghi''. Lei in aula ha detto anche che Talete è nemica dei cittadini ma che al tempo stesso non può fallire. Non le sembra anche questo un controsenso...''Affatto. La Talete è nemica dei cittadini, per esempio quando – è un caso che mi è stato segnalato proprio in questi giorni e sto seguendo – invece dei consumi reali in suo possesso fattura in bolletta quelli presunti, più alti. Ma se Talete fallisse chi si accollerebbe la fetta di debiti - 8 milioni sui 40 totali di esposizione verso fornitori - relativa al Comune di Viterbo? Li facciamo pagare anche questi ai cittadini? E i 170 dipendenti che fine farebbero? Inoltre, con un procedura fallimentare il Comune non avrebbe più voce in capitolo sulle sorti della società. Tutte le decisioni spetterebbero a un giudice. Mettiamo a quel punto che una società privata, una di quelle che già adesso collaborano con Talete, si facesse avanti per rilevarla in toto, cosa succederebbe? Ripeto, l’unica soluzione per superare Talete è l’applicazione della legge numero 5. Le alternative sono note: la ricapitalizzazione da parte dei Comuni che a malapena hanno risorse a sufficienza per far quadrare i propri bilanci, l’ingresso dei privati o l’aumento delle bollette. Non se ne esce''.

  • Perde il figlio che ha in grembo per le botte, al via il processo all'ex compagno
    on fevereiro 19, 2020 at 5:45 am

    2020-02-19VITERBO - (b.b.) Per tre volte perde il figlio che ha in grembo a causa delle botte ricevute, al via il processo per l'ex compagno 40enne. L'uomo, finito alla sbarra di fronte al collegio di giudici viterbese, deve rispondere di maltrattamenti e interruzione di gravidanza non consensuale. Ieri mattina si è aperto il procedimento a suo carico, a distanza di un paio di mesi dal suo rinvio a giudizio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la compagna dal 2011 fino ad oggi sarebbe stata vittima dei suoi comportamenti aggressivi e violenti, che per tre volte, la avrebbero portata all’aborto. Tre interruzioni di gravidanza tutt’altro che spontanee di cui ora l’uomo deve rispondere in tribunale, assieme all’accusa di maltrattamenti in famiglia. Il 40enne, difeso in aula dall'avvocato Giuliano Migliorati, è ora gravato dall'obbligo di allontamento dalla ex, costituitasi parte civile con il legale Marco Valerio Mazzatosta.  Il processo entrerà nel vivo il prossimo16 giugno con i primi testimoni dell'accusa.

  • ''Attendiamo gli esiti dell’autopsia''
    on fevereiro 19, 2020 at 5:44 am

    2020-02-19VITERBO - (A.S.) ''I familiari manifestano forti dubbi sulla circostanza che l’operazione fosse indispensabile visto lo stato di salute del Lippolis''. A parlare è l’avvocato Simone Maria Fazio che, insieme al collega Matteo Morigi, assiste la famiglia del maresciallo capo in pensione Domenico Lippolis, deceduto il 7 febbraio scorso all’ospedale Belcolle dopo un intervento per la rimozione di una massa neoforme di circa 3 centimetri sulla colonna vertebrale. Ai familiari viene spiegata la necessità di toglierla per scongiurare il rischio paralisi degli arti inferiori. Ieri l’altro, il figlio del 63enne Domenico (36), aveva spiegato che le condizioni del padre non erano delle migliori, visto che il 30 dicembre era stato colpito da ictus cerebrale. L’ex carabiniere viene ricoverato a Belcolle e, il 17 gennaio, trasferito in dimissioni protette a Villa Immacolata per la riabilitazione. ''Ad un certo punto, però – aveva spiegato il figlio – mio padre inizia ad avvertire forti dolori''. Dunque i medici ordinano una risonanza magnetica con mezzo di contrasto. Il cui responso arriva il 1° febbraio. ''I medici ci rassicurano sul fatto che si tratta di un intervento di routine, con un rischio di mortalità pari al 2/3%. Riferiscono anche – aveva sottolineato Giovanni Lippolis – che sarebbe durato 2 ore e mezzo, al massimo tre''. Invece, come ormai noto, l’ex militare scende in sala operatoria alle 7,30 del mattino per risalire in reparto solo alle 18,30. Un’ora dopo il decesso. Adesso la famiglia, che sottolinea di ''non puntare il dito contro nessuno'', chiede però verità e giustizia per il congiunto. Anche perché ''se è stata la magistratura stessa a disporre l’autopsia, evidentemente i nostri dubbi sono legittimi''. Gli interrogativi che si pongono la moglie e i figli dell’uomo, in particolare, sono da ricondurre alla lungaggine dell’intervento. ''Perché – chiedono – l’operazione è durata quasi undici ore?''. Inoltre ''dato lo stato di salute di nostro padre, che proveniva da una recente sintomatologia da ictus, era realmente necessario effettuare questo intervento con una ovvia anestesia totale?'' E ancora: ''L'equipe medica, essendo a conoscenza che il paziente aveva problemi arteriosi e considerato che il chirurgo ci ha riferito che ha avuto difficoltà a risvegliarsi, perché non lo hanno trasferito in terapia intensiva se non addirittura in rianimazione?''. E, in ultimo: ''Perché dopo 3 ore dal decesso il chirurgo ha convocato i familiari per comunicare che era stata disposta l'autopsia per accertare la causa della morte?''. Tutti interrogativi, questi, che potranno avere risposte certe solo quando la relazione medico-legale arriverà sulla scrivania degli avvocati. ''Al momento – dicono infatti i legali, che hanno nominato due consulenti di parte – non possiamo fare altro che attendere le risposte del Ctu''.

  • Morte di Aurora, le telefonate al medico di base e al 118 al vaglio della procura
    on fevereiro 19, 2020 at 5:44 am

    2020-02-19MONTEFIASCONE – (b.b.) ''Aurora sta male, respira a fatica e ha un forte dolore al petto. Cosa devo fare?''. È al medico di famiglia che la madre della 16enne trovata morta sabato scorso nel suo letto, si è rivolta per prima quando ha visto la situazione farsi sempre più preoccupante. ''Sta male. Cosa devo fare?''. Un consiglio al quale il dottore avrebbe risposto in maniera semplice e diretta: ''Portatela in pronto soccorso''. È venerdì e Aurora Grazini arriva all’ospedale di Belcolle, ''con dolori al petto e fatica nella respirazione'' come più volte sottolineato dalla madre. Le viene diagnosticata una crisi di ansia e dopo averle somministrato delle gocce di En, un noto calmante in commercio, viene dimessa. Tornata a casa, ''sempre più debole e affannata'' si butta sul letto, dove morirà qualche ora più tardi. Per lei, nonostante un disperato intervento da parte del personale medico giunto sul posto con ambulanza ed elicottero, non ci sarebbe stato nulla da fare. A chiamare i soccorsi è stata proprio la madre della ragazza, disperata e sconvolta: ora quella telefonata, assieme alla conversazione con il medico di base avvenuta ore prima della tragedia, sarebbero state acquisite dalla procura e depositate nel fascicolo per omicidio colposo, che da ieri porta il nome del primario del pronto soccorso viterbese, il dottore Daniele Angelini, assistito dall’avvocato Fabrizio Ballarini. Sarebbe sua la firma sul referto che, assieme all’intera cartella clinica di Aurora – compresi gli esami e le prescrizioni mediche -, è al vaglio degli inquirenti. Ieri è stato svolto l’esame autoptico sul corpo della 16enne, andato avanti per oltre tre ore e mezzo. Presenti, oltre alla dottoressa Benedetta Baldari, consulente della procura, anche il dottore Daniele Cimarello, per la famiglia Grazini e la dottoressa Dalila Ranalletta, per il medico indagato. Ci vorranno 60 giorni per i primi risultati. Prima di allora bocche cucite. ''La famiglia ribadisce la piena fiducia nel lavoro degli inquirenti – sottolinea l’avvocato Giuseppe Picchiarelli, legale della famiglia Grazini - Non ci uniremo al coro di chi ha già deciso nomi, cognomi e qualità dei colpevoli. Siamo ben consapevoli che nel nostro ordinamento vige la presunzione di non colpevolezza e intendiamo rispettarla noi per primi, evitando di equiparare gli indagati ai colpevoli, in special modo in una vicenda così tragica. Questo è il momento del dolore. Le indagini dovranno accertare cosa è successo ad Aurora chiarendo una serie di elementi. Tra i più rilevanti occorrerà chiarire per quale ragione si è recata a Belcolle, cosa è stato fatto al pronto soccorso, quali sono state le ragioni della morte e, solo da ultimo, comprendere se la morte è stata in qualche modo cagionata da condotte omissive o comunque colpose, chiarendo quindi se ci siano state responsabilità di sorta. Prima di questi chiarimenti non è possibile fare altro che ipotesi, ma intendiamo sottrarci dal clima di caccia alle streghe che non aiuta nessuno, né gli inquirenti, né la famiglia né i servizi pubblici di cui tutti quotidianamente usufruiamo''. Oggi pomeriggio, alle ore 15, l'ultimo saluto ad Aurora a Montefiascone, nella chiesa di San Flaviano.

  • Morte di Aurora: indagato il primario del pronto soccorso
    on fevereiro 18, 2020 at 5:11 pm

    2020-02-18VITERBO - E' Daniele Angelini, il responsabile del Pronto soccorso di Belcolle, il medico indagato nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Aurora Grazini. Oggi la procura gli ha notificato l'avviso di garanzia come atto dovuto per ''consentire – come si legge in una nota dei carabinieri - di poter effettuare, con le tutele di legge, tutte gli accertamenti necessari'' visto che oggi pomeriggio è stata eseguita l'autopsia sul corpo della 16enne. L'esame autoptico è stato affidato dalla procura alla dottoressa Benedetta Baldari del policlinico Umberto I. L'esito, secondo gli investigatori, potrebbe apportare ulteriori elementi di indagine. Il medico di Belcolle avrebbe visitato Aurora Grazini il pomeriggio di venerdì. La 16enne dimessa è stata trovata morta nel letto di casa sabato mattina.

  • Morte di Aurora: notificato avviso di garanzia a un medico di Belcolle
    on fevereiro 18, 2020 at 4:15 pm

    2020-02-18MONTEFIASCONE - Nell’ambito delle attività investigative relative al decesso della giovane Aurora Grazini, avvenuto nella notte tra venerdì 14 e sabato 15 febbraio, è stato notificato un avviso di garanzia a un medico dell’Ospedale di Belcolle al fine di poter effettuare, con le tutele di legge, tutte gli accertamenti necessari.  Nel pomeriggio si è svolto l’esame autoptico, su conferimento dell’incarico da parte del Pubblico Ministero titolare del fascicolo, d.ssa Eliana Dolce, il cui esito potrebbe apportare ulteriori elementi all’indagine. Domani alle 15.00 i funerali della 17enne nella Chiesa di San Flaviano a Montefiascone. 

Exercícios de gramática

 

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